Colline onuste

scritto da Paulus
Scritto 14 giorni fa • Pubblicato 14 giorni fa • Revisionato 14 giorni fa
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Autore del testo Paulus

Testo: Colline onuste
di Paulus

Sarei partito quella mattina. Di solito, la notte che precede il viaggio, non dormo: mi alzo, bevo qualcosa, prendo dei sedativi; ma non riesco a prendere sonno. E proprio nel momento di rivestirmi, cedo al sonno profondo, quel sonno dal quale non vorrei mai essere ridestato. I pantaloni stirati che però stringono in vita, la camicia che sa ancora di umido, inamidata, senza una piega come fosse indossata da un manichino. Una tazza di caffè, una sigaretta, mi stendo con le mani intrecciate sul petto; poi una tazza di caffè, una sigaretta. Una prassi che è quasi una liturgia. Recupererò il sonno mentre il treno corre e passa in rassegna paesaggi che riconosco, paesaggi che sembrano fotogrammi di una realtà quasi statica. Non ho lasciato detto niente a nessuno, recidere i lacci è rigenerazione, e la pulsione di non fare più ritorno è straziante. Ma queste sono velleità. E io ormai alle chimere non credo più. Il treno sobbalza, quel movimento continuato mi blandisce, mi sembra di rievocare il passato, di vagolare tra fantasticherie fra le braccia di mia madre. Per me quell'appuntamento è cruciale anche se non mi aspetto nulla. Almeno nulla di concreto che possa rivoluzionare la mia esistenza, quella su cui non avrei mai scommesso e mi tocca vivere per pudore morale, per debito di riconoscenza verso chi quella vita me l'ha messa addosso come il secondino che monta le catene sui polsi del recluso. Socchiudo gli occhi, la veduta è opalescente, lattiginosa, sul lago dove, tra il verde, biancheggia nitida la magione della Fata Turchina. I freni a ceppo premono, le sale montate stridono sulle rotaie come un'ossessione. Sorseggio un caffè al banco del bar della stazione tra lo sciamare di umani in fibrillazione. Mi passano accanto e non mi vedono, mentre io distinguo il loro convulso movimento. L'autocorriera sale serpeggiando tra vigneti onusti e macchie di lecci, lentischi, corbezzoli e ginestre, ansante come un asmatico. Quattro passeggeri che risiedono nei sobborghi antichi arroccati sulle colline. Sono tutti di età avanzata. Adocchiano il rilievo delle colline. Il luogo dell'appuntamento è deserto. D'impulso penso di aver preso una cantonata. Il punto d'arrivo è proprio questo. Tavolini e sedie di plastica rovesciate, bicchieri e posate e tovaglioli disseminati ovunque, il palco della giuria sbilenco. Forse sono arrivato tardi all'appuntamento o forse nessuno era in attesa. Mi accovacciai sull'erba appena sfalciata, accesi una sigaretta, l'ultima rimasta nel pacchetto. Il torpedone sarebbe ripartito tra due ore. Intanto assaporavo quel silenzio, la quiete succeduta al vocio di mille persone.
Colline onuste testo di Paulus
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